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• sabato 13 settembre 2003
Bookmarklet | MOVABLE TYPE 1 Consiglio regionale della Puglia Biblioteca multimediale ” Teca del Mediterraneo” 4 Workshop Bari 15 giugno 2001 Le biblioteche e i centri di documentazione pubblici nella e-società dell’informazione :tecniche, sperimentazioni, risultati *************************************** Relazione sul tema: Siti Web delle biblioteche dei Consigli regionali:lo stato dell’arte di Rino Vaccaro Dirigente biblioteca Consiglio regionale Liguria 2 Premessa Le biblioteche delle Regioni , nel panorama diversificato dei sistemi bibliotecari, esprimono una loro peculiarità e anche una novità quali biblioteche istituzionali specializzate, anche rispetto alle biblioteche giuridiche già da tempo presenti (come quelle dei ministeri o di altri enti giuridici ed economici nazionali ) per la varietà del patrimonio bibliografico, per gli approfondimenti tematici e l’attenzione alle realtà territoriali regionali. Sono quindi più documentate in merito alle problematiche locali e virtualmente possono rendere accessibile una documentazione di attualità difficilmente reperibile in altre biblioteche. Le pagine in rete dedicate alle biblioteche sono inserite (con maggiore o minore visibilità )nei siti delle Regioni e quindi un’analisi delle pagine delle bib lioteche rimanda direttamente alla costruzione delle pagine dei siti regionali .Riprendo qui una iniziativa del Consiglio della Regione Lombardia “ Siti internet della pubblica amministrazione in Lombardia .Mappe operative e parametri di valutazione dei servizi e della reale interattività” che coglie nel segno di verificare, architetture, mappe, linguaggi ,caratteristiche monitorate ,interattività, servizi forniti. In una logica similare ho preparato una scheda (allegato1) per valutare meglio ciò che c'è nei siti delle biblioteche e ciò che eventualmente manca e una mappa (allegato2)degli indirizzi delle biblioteche delle Regioni, o ,in carenza ,dei siti dei Consigli regionali ;comprendendo anche i siti della conferenza dei presidenti delle Giunte(regioni.it) , dei Consigli (parlamenti.it) e del coordinamento delle strutture di Biblioteca e documentazione. La scheda corrisponde ad un primo approccio per mettere a confronto esperienze diverse , non certo ad un tentativo di schematizzare le autonome scelte delle Regioni ma naturalmente sarà il coordinamento delle biblioteche ,con il consenso di tutti ,ad avviare una possibile condivisione delle risorse in rete ed ad arricchire le esperienze in corso . Il tentativo, peraltro legittimo ,di dire alcune cose e di lasciarne in ombra altre non può escludere per lo meno di mettere in rilievo le differenze tra i vari siti. Tra le forme di comunicazione con l’utenza , oltre le pubblicazioni a stampa, assume un rilievo crescente la costruzione dei siti in rete e in particolare le pagine on line delle biblioteche oggetto della presente relazione. Una prima domanda dovrebbe riguardare come comunica la biblioteca all’interno della istituzione regionale; in altri termini quali sono i fabbisogni informativi dei consiglieri nel procedimento legislativo ; se c’è o meno sintonia tra l’attualità del dibattito nelle commissioni e in aula e la politica delle nuove acquisizioni della biblioteca, sulla fruibilità agevolata e la tempestività nel reperimento delle risorse, nella finalizzazione dei progetti di editing e anche nella sintonia con i fabbisogni di documentazione dei dirigenti .Se oggi ad esempio viviamo la fase costituente degli statuti la biblioteca non può non tenere conto di tale emergenza culturale (sul versante giuridico e su quello documentale). Chi decide in merito alla struttura e ai contenuti delle pagine in rete ,con quali vincoli, in quali contesti relazionali professionali e gerarchici; anche questa non è una domanda secondaria. Più in generale quali sono i rapporti delle strutture bibliotecarie con le strutture organizzative interne delle Regioni e con i servizi informatici? Oltre la ricerca a catalogo dei libri e dei periodici per una biblioteca istituzionale specializzata sarebbe utile poter recuperare in rete e archiviare documenti e relazioni di interesse scientifico culturale 3 , politico. E ancora : non tutti sanno spiegare che cosa sono i sistemi catalografici e le modalità di ricerca (ad esempio il “client server- SBN” o “Sebina indice” o Erasmo o l’uso di un Thesaurus ). Invece ,pur trattandosi di programmi complessi possono essere sobriamente illustrati oltre il rinvio a guide on line (qualora esistenti) o alla compilazione di una scheda di interrogazione ( form ). Su questo punto si incontrano due problematiche diverse: una tecnologica che , partendo dalla garanzia di un trattamento bibliografico (con soggettario , thesauro specializzato e motore di ricerca ) consenta il migliore reperimento delle risorse del patrimonio documentale esistente a livello locale ( il prodotto tipico è la compilazione di bibliografie tematiche ) l’altra culturale che mette in campo la cultura e la professionalità del bibliotecario che difficilmente può essere rappresentata in rete . Caratteristiche e contenuti delle pagine Web delle biblioteche rimandano ad un ruolo del bibliotecario in rapporto al web designer e all’editing del sito. Struttura del sito e gerarchia delle notizie , visibilità delle proposte, facilità di accesso , percorsi semplificati per accedere al patrimonio bibliografico esistente, presenza o meno di servizi multimediali, sono questi gli aspetti salienti da considerare. La presenza in biblioteca di una Sala multimediale con la catalogazione delle risorse elettroniche (tramite ISBD/ER )comporta una informazione sul sito in merito a vari aspetti, a titolo esemplificativo e non esaustivo: -alle Statistiche di accesso alle risorse locali o remote ; -agli aspetti di configurazione hw/sw delle singole postazioni e della rete; -all’organizzazione e ai contenuti dei servizi, con le varie modalita' di assistenza agli utenti, -alla composizione e professionalità del personale; -al trattamento gestionale/catalografico delle risorse elettroniche; -alla possibilità di scansione di testi -alla tariffazione dei servizi ; -alle dimensioni e caratteristiche delle risorse elettroniche ad accesso locale; -al numero di record relativo a materiali non biliografici (non book materials NBM)e (electronics resources ER) nel proprio OPAC(on line public catalog); -alle basi dati accessibili e a quali condizioni ; -all’informazione su indirizzi e criteri per le nuove acquisizioni e alle scelte di sviluppo delle collezioni e dei periodici(con o senza versione digitale) Si potrebbe fare una ricognizione delle esperienze in atto nell’ambito del coordinamento delle biblioteche , magari sistemando meglio la scheda che ho proposto, chiedendo alle singole biblioteche di fornire informazioni sulle soluzioni adottate su punti specifici, come si e' fatto anche in passato per altre problematiche . Per quanto riguarda la catalogazione delle risorse elettroniche ad accesso locale andrebbero incrementate le acquisizioni dei CD-ROM senza trascurare le monografie , i periodici e i giornali. Anche la Rassegna stampa è di particolare utilità in una biblioteca considerato che ormai può essere consultabile in rete; infatti la consultazione dei giornali ,anche on line ,rientra tra le banche dati accessibili in una biblioteca. L’esperienza più significa tiva mi sembra quella della Regione Lombardia che si avvale della collaborazione di Eco-stampa. Anche la Camera dei Deputati rende accessibile la consultazione e la ricerca tematica (risalendo fino al 4 maggio 1998).Sono possibili infatti ricerche nell’a rchivio degli articoli quotidianamente acquisiti dall’ufficio stampa. (occorre tuttavia disporre di un visualizzatore per immagini in formato Tiff gruppo 4 compresso). Naturalmente le biblioteche delle Regioni potrebbero integrare la Rassegna stampa parlamentare con la scansione di altri articoli di interesse regionale e locale per particolari tematiche. Va anche ricordato a questo proposito il progetto della Comunità europea per la digitalizzazione dei quotidiani.(allegato omesso) 4 Un’altra risorsa anc ora poco presente nelle pagine in rete delle nostre biblioteche riguarda i libri elettronici (gli e-books) ,con la possibilità di scaricare il testo integrale di un volume .Si potrebbe iniziare con gli atti di qualche convegno di attualità magari in versione ridotta per segnare la presenza delle Regioni nella distribuzione di e-book. D’altra parte la comunicazione è un diritto che deve essere riconosciuto dai governi come dalla Regioni e si potrebbe considerare quasi un dovere finanziare progetti su nuove tecnologie di dell’informazione e di comunicazione in modo indipendente dagli interessi che prevalgono sul mercato. Mentre le pagine web sono più adatte alla consultazione di testi brevi inseriti in una struttura articolata e complessa Il formato e-book nasce per favorire la lettura di testi abbastanza lunghi e lineari come può essere un libro .Oggi è in atto un conflitto sugli standards .In particolare tra Acrobat e OEB(il consorzio che unisce i maggiori protagonisti del mondo di e-book. Scrive ad esempio Gino Roncaglia di MediaMente :”Nel caso degli e -book, la nostra iniziativa prende apertamente posizione a favore del formato OEB, che e' il SOLO formato aperto e non proprietario (come gia' ricordato, OEB usa sintassi e DTD XML,permette di usare le specifiche Dublin Core, ecc.). Questo significa che gli e-book in PDF arriveranno solo SE e QUANDO la Adobe renderà disponibili tool di sviluppo che compilino in PDF direttamente dal formato OEB. Nonostante molti considerino quella fra PDF e OEB una vera e propria guerra(cfr. ad esempio http://www.dclab.com/ebookstandards.asp) la miaimpressione e' che non dovremo aspettare molto tempo. Del resto la Adobe e' fra i membri dell'Open eBook Forum (e Tom Diaz fa parte del board of directors OEBF); anche la fusione fra OEBF e EBX va in questa direzione (ma non fornisce, al momento, un 'ponte' fra i due formati: si tratta di una -importante - indicazione politica, non di una soluzione operativa). Oggi esistono anche banche dati per periodici e quotidiani full-text (come Gale group) I diritti ceduti dall’autore per l’edizione cartacea non si estendono alla versione digitale .Il libro elettronico è cosa diversa dunque ma c’è anche chi ipotizza un nuovo ruolo per autori ed editori ;fino ad ipotizzare la eliminazione di molte figure editoriali e a trasformare i media in archivi dotati di motori di ricerca. In merito poi alla conservazione a lungo termine dei documenti digitali riprendo una osservazione del dr Pavoletti del Servizio biblioteche della mia Regione : “se tutto (software, formati ecc.)fosse ' pubblico e documentato, nella peggiore delle ipotesi per consentire l'accesso a documenti basati su determinate tecnologie si puo' sempre riscrivere o ri compilare il software,e addirittura costruire dell'hw apposito per leggere i supporti; se invece tutto e' basato su sistemi proprietari, per compiere quelle operazioni bisogna andare col cappello in mano dalla Microsoft o dalla IBM o da chi per loro e sperare di ottenere qualcosa.Mi ha fornito poi alcune indicazioni di siti: Gutenbrowser (http://sourceforge.net/projects/gutenbrowser/)software per scorrere e consultare i libri messi a disposizione dal Progetto Gutenberg (http://www.gutenberg.org/),che sono in formato testo. Gutenbrowser e' in fase preliminare e non e' stata rilasciata alcuna versione del programma. KEBook (http://www.os.rim.or.jp/~s_mitu/library/mysofts.html#kebook o http://freshmeat.net/projects/kebook/) is a KDE application which letsyou look up words in electronic books on CD-ROM. It supports the EB, EBG,EBXA,EBXA-C, S-EBXA, and EPWING formats (non so che formati siano). Disponibilela versione 0.3.5Andamooka (http://www.andamooka.org/) ospita libri "open content" per la lettura, l'annotazione e la discussione.Il sito e' basato sul software Sl ashCode (http://www.slashcode.com/).E ha concluso dicendo che gli sembra abbastanza chiaro che non e' in vista per ora l'affermazione di alcuno standard per i libri elettronici. Un aspetto spesso trascurato è la possibilità di consultare cataloghi editoriali (anche del libro antico ) con particolare attenzione agli editori che operano a livello locale anche se ormai il mercato editoriale è globale e non è infrequente che un editore anche straniero pubblichi testi di arte e storia locale. 5 Nel creare una pagina Web, oltre la presenza di Opac che solo alcune biblioteche sono in grado di inserire in rete, sarebbe utile un elenco dettagliato e non generico delle risorse ad accesso locale disponibili: non solo quindi indicando la presenza di banche dati ma fornendo l’elenco delle banche dati effettivamente accessibili e a quali condizioni. Ricerche su banche dati su CD rom e in rete Riprendo in questa sede alcuni concetti contenuti nella pubblicazione di Elisabetta Di Benedetto sul tema: ”Distribuire e rendere accessibili le risorse informative “ nel seminario svoltosi a Bologna e pubblicato da Burioni Ricerche Bibliografiche anche in versione on- line. Il testo è interessante perché ,pur non recente( risale infatti al 1995) mette bene a fuoco le differenze tra ricerche on- line o su Cd rom. “Fin dalla sua nascita il cd -rom si è configurato come un prodotto in grado di consentire all'utente finale di consultare in prima persona le banche dati, che nella vers ione on-line richiedono l'interrogazione da parte di personale specializzato. Internet, grazie ai costi ridotti, sembra consentire in linea una ricerca simile a quella effettuabile sui cd-rom, anche in virtù del fatto che è a disposizione di una comunità molto più vasta e che va estendendosi a sempre nuove fasce di utenza. L'eterogeneità delle risorse e delle modalità di ricerca, insieme con la loro accentuata mutevolezza e con la scarsità di help in linea e di manualistica disponibile(la maggior parte dei manuali risultano già superati al momento della pubblicazione), tuttavia, crea non pochi problemi all'utente inesperto e spesso non solo a lui. Per quanto riguarda il linguaggio di interrogazione, le differenze si rivelano sostanziali. I cd-rom utilizzano normalmente la ricerca a menu, che sebbene si riveli talvolta non molto flessibile, rappresenta sicuramente una facilitazione per l'utente. Resta il problema della molteplicità dei linguaggi; infatti ogni produttore di cd utilizza il proprio, con la conseguenza che spesso ci si trova a dover apprendere tecniche di interrogazione diverse per ogni banca dati da interrogare. L'interrogazione in linea prevede, al contrario, l'utilizzo di linguaggi spesso più sofisticati e per questo più complessi, inadatti per il ricercatore occasionale o saltuario perchè richiedono un apprendistato e una conoscenza più approfonditi. Internet, infine, è contraddistinta dalla massima eterogeneità: dal menu, ai più diversi linguaggi, agli strumenti di navigazione. Chi si accinga, quindi, all'esplorazione della "galassia Internet" rischia di trovarsi in serie difficoltà se non ha nessuna esperienza di risorse informative elettroniche. L'aggiornamento è considerato generalmente una caratteristica a favore delle risorse in linea e, ancor più, in rete. Le prime, infatti, possono contare su un aggiornamento anche quotidiano, mentre le altre vantano un aggiornamento continuo; i cd sotto questo profilo sembrano far la parte del fanalino di coda perché non scendono mai al di sotto di un mese come periodicità. Spesso, però il supporto ottico consente una copertura retrospettiva maggiore rispetto all'on-line, per non parlare poi di Internet, dove difficilmente si va più indietro di una decina d'anni. Se cd-rom e on-line si situano in maniera diametralmente opposta(ma il fattore tempo è da prendere in considerazione lasciando il primo ampia disponibilità ,mentre il secondo richiede ricerche estremamente rapide) il cybernauta deve munirsi di una buona dose di pazienza per riuscire ad individuare le informazioni di suo interesse o spesso semplicemente a collegarsi, dato il sovraccarico crescente delle linee. Quanto all'affidabilità delle informazioni , può; essere giudicata buona nella maggior parte delle risorse a pagamento (siano queste in linea o su cd), mentre non si può dire lo stesso per Internet, dove non è sempre facile risalire alla fonte delle informazioni e dove, soprattutto, non si può avere la certezza matematica che le fonti interrogate fino al giorno prima non scompaiano improvvisamente, magari perché chi si occupava di fornirle ha semplicemente smesso di farlo oppure perché non sono più interrogabili gratuitamente. Sul piano della copertura disciplinare i diversi strumenti informativi abbracciano ormai tutti gli 6 ambiti .Dei costi si può dire che quelli on-line e cd-rom sono medio-alti, mentre in Internet sono nulli o molto bassi. Mentre l'interrogazione on-line e su cd-rom non implica rischi particolari per quanto riguarda il fattore sicurezza, l'accesso alla rete rappresenta un elemento di rischio perché facilita la fuoriuscita di informazioni ed espone alle incursioni di visitatori indesiderati, oltre che al contagio da virus. Si tratta di un problema particolarmente sentito dalle aziende private che ,per tutelarsi, cercano spesso canali di accesso strettamente controllati anche a costo di limitare le potenzialità di ricerca. Per completezza si deve aggiungere che il rapido aumento delle collezioni di cd non manca di creare qualche problema di spazio, ampiamente compensato dalla eliminazione dei corrispondenti cartacei (si pensi alle voluminose raccolte di giornali sostituite da archivi dati su CD). Anche se sorgono problemi nella gestione delle Banche dati e sulle forme della catalogazione ( ad esempio :separare o meno la raccolta dei cd quando c’è un collegamento ad un libro o ad un periodico) L'ultima caratteristica che viene presa in considerazione è quella del livello di fruizione, intendendo con ciò i tipi di funzione cui i diversi mezzi abilitano. Come si è già avuto modo di accennare, è proprio in questo la peculiarità di Internet, mentre online e cd-rom, infatti, esplicano funzioni di natura puramente informativa, Internet consente anche funzioni di tipo comunicativo, e per questo, a differenza dei primi due, si configura come un mezzo interattivo. L'approccio comunicativo consente, ad esempio, di rivolgere un qualunque quesito alla comunità mondiale, moltiplicando e velocizzando a dismisura le possibilità di risposta, senza tuttavia offrire nessun tipo di garanzia sull'attendibilità della risposta, perché all'altro capo del filo si può; incontrare chiunque :per valutare l'informazione ricevuta è indispensabile conoscerne la provenienza.” Non si possono ignorare la tempestività con cui sono distribuite le informazioni in linea, nè le grandi potenzialità offerte da Internet nel reperimento di testi integrali o, per quanto riguarda la cooperazione tra biblioteche in materia di politica degli acquisti la parola magica è "integrazione". In questa prospettiva ben venga la rete come contenitore di informazione gratuita. E se l'utente da casa sarà sempre più in grado di inserirsi con il proprio PC nel circuito informativo mondiale e percorrere fino in fondo la strada che conduce dalla citazione al testo integrale del documento, è anche vero che rischierà ogni giorno di più di sentirsi schiacciato da un'informazione in crescita esponenziale. È per questo che con Internet riesplode il vecchio problema della selezione delle fonti e del bibliotecario come consulente qualificato in grado di orientare tanto la biblioteca quanto l'utente. Solo così ,conclude la Di Benedetto, si potrà sfuggire al minaccioso scenario prefigurato da Ferrarotti in cui "un eccesso di informazione, o semplicemente l'informazione, a volte [prelude] ... a un odio genuino e mortale fra coloro che comunicano" a favore, invece, di una biblioteca come "centro sociale ...che si apre alla società globale" Consultazione di banche dati su cd rom, on site (in biblioteca) on line (web) Tabella di riepilogo mezzo CD-ROM ON-LINE INTERNET Utente utente finale (assistito tramite guida in linea) personale specializzato bibliotecario tutti Linguaggiodi interrogazione facilitato con menu diverso per ogni produttore uguale all'interno di uno stesso host estremamente eterogeneo 7 Aggiornamento mai piu' rapido di un mese fino a giornaliero continuo Copertura buona discreta scarsa Retrospettiva tempo di ricerca ampia disponibilita' rapidita' spesso eccessivamente lungo Campi disciplinari tutti tutti tutti Costi medio- alti ad abbonamento medio alti a consumo nulli o molto bassi Livello di fruizione reperimento di informazioni bibliografiche e fattuali reperimento di informazioni bibliografiche e fattuali circolazione di informazioni Accesso al patrimonio bibliotecario in rete e tutela della proprietà intellettuale Le biblioteche che espongono in rete il loro patrimonio bibliografico non devono altrettanto dimenticare che sono depositarie di opere che usufruiscono di una tutela della proprietà intellettuale . I siti dovranno chiarire dunque a quali condizioni è accessibile e riproducibile il patrimonio bibliotecario. Da una parte c’è la libertà della scienza e il diritto di tutti ad accede al sapere, dall’alt ra la tutela del diritto d’autore . In realtà la consultazione di un libro o la parziale riproduzione di un testo non sottraggono clienti agli editori ma aumentano il numero dei lettori e, indirettamente, l’acquisto di prodotti librari. Dalla segnalazione bibliografica al reperimento di abstracts, al full-text non è chi non veda che c’è una gradualità di informazione fino alla più completa che è la disponibilità del testo integrale. Su Apogeoline ,secondo Ligas e Crepaldi “è necessario che il navigante , durante la visita a un sito, riesca a cogliere immediatamente il senso del testo senza bisogno di dover leggere sino alla fine l'intero scritto” cose che nessuno fa .Un comportamento selettivo e veloce , a volte nevrotico, caratterizza spesso il cybernauta. “Nel caso della comunicazione orale o scritta per il Web, il messaggio viene comunemente chiamato "testo", intendendo con questo termine, come scrive Umberto Eco, una successione ordinata e coerente di enunciati, cioè di contenuti, di concetti, tra due interruzioni marcate della comunicazione. In altre parole può essere inteso come testo sia un giornale sia ognuno degli articoli che lo compongono”. Una differenza esiste tra un sito con molti link , un portale o una pubblicazione seriale on line ,ma i confini non sono così netti e ci sono figure intermedie : si pensi ad un aggiornamento che cambia aspetti marginali dopo un lungo tempo o di modifiche sostanziali a cadenza breve (quasi una impaginazione diversa mentre nelle pubblicazioni a stampa l’ aspetto grafico di un periodico è mantenuto sostanzialmente identico. “Il testo è un'entità che necessita di un faticoso impegno da parte del lettore o del navigante su Internet per essere acquisita . Egli deve infatti esplicitare idee implicite, deve leggere fra le righe, generare nuovi concetti da concetti esposti e che lui già conosce. In altre parole il testo, per esistere, deve essere reso attuale e vivo dal destinatario; chi scrive e progetta un sito, si aspetta dal suo lettore/navigante una collaborazione, un contributo, alla creazione del testo che sta leggendo. Il visitatore già dall' URL o dal titolo in home page, riceve delle indicazioni sul genere di sito 8 che sta visitando in relazione all'argomento di interesse . Occorre far sì che il navigante, nel caso di Internet, decodifichi attentamente tale messaggio, sulla base degli stessi codici dell'emittente”. Si potrebbe aggiungere che i libri non basta catalogarli ma, banalmente , occorre almeno sfogliarli, meglio leggerli. Un’altra società del l’informazione è possibile con un ruolo diverso delle biblioteche. Quando la biblioteca entra in rete succedono alcune cose importanti che cambiano il modo di essere della biblioteca ;infatti la biblioteca, come qualunque altro soggetto, entra in concorrenza, ha problemi di visibilità o di oscuramento in rete , di essere marginale o centrale; e non può neppure rifiutare a priori di affrontare e risolvere in termini nuovi la questione che sottende l’essere in rete ; secondo una dura regola non scritta :chi non è in rete non conta . Ma ovviamente non è come in TV ,anche se la pubblicità dilaga anche su internet ; e c’è ormai una contaminazione tra presenzialismo culturale e promozione pubblicitaria .Ad ogni modo non si può essere in rete ed essere indifferenti rispetto alla visibilità del proprio sito. Spesso non si trovano link nelle pagine delle biblioteche ,una conferma questa del relativo isolamento cui corrisponde una non-presenza nei portali che convogliano la grande utenza E’ vero che ci sono le pagine delle Regioni ma non è la stessa cosa e spesso dalle home page delle Regioni non si arriva facilmente alle pagine delle biblioteche. Spesso chi scrive ad una biblioteca lo fa tramite il sito o meglio si potrebbe valutare quanti accessi al sito diventano accessi ai servizi della biblioteca I problemi che si presentano sono sostanzialmente di due ordini: anzitutto come catalogare ed archiviare la così detta letteratura grigia e le pubblicazioni di fonte pubblica di tipo documentale e poi: quale e quanto di tale vasta e ricca documentazione possa diventare accessibile on-site presso le biblioteche e /o on line nelle pagine in rete Questa della documentazione, oggetto della relazione del Prof Morgese, accanto al patrimonio librario ed emerografico è una delle questioni cruciali ;infatti quando la biblioteca diventa un centro di documentazione in grado di recuperare l’informazione pregressa si aprono problemi di non facile soluzione che riguardano sia la mutazione del concetto tradizionale di libro che aspetti definitori e di confini che le nuove tecnologie suggeriscono .Ciò che qui interessa per la parte relativa ai siti ,è di sapere quale informazione viene offerta relativamente alla accessibilità della letteratura grigia . La letteratura grigia in rete? Non sempre i siti rendono accessibili testi di delibere, documenti e procedure in corso ciò che è disponibile solo in intranet ;in particolare non è facilmente accessibile la così detta Letteratura grigia. Negli enti locali e nelle Regioni è prevalsa purtroppo un’idea dei documenti come strumenti di utilizzo immediato e quindi soggetti ad una rapida obsolescenza ,premessa non di una archiviazione ma del macero. Per quanto riguarda i sistemi di archiviazione spesso non esiste un archivio consultabile in rete locale , la ricerca di documenti è estremamente difficoltosa perché non sono stati divisi per materie: magari si può sapere cosa si è scartato ma non cosa si è tenuto! Pur essendo le Regioni un organismo elettivo raramente si ritrovano nelle biblioteche i programmi dei partiti e ,se si escludono le statistiche del voto, ogni altra documentazione elettorale è considerata effimera e ovviamente esclusa dalla catalogazione e dalla conservazione ,anche considerati costi e tempi necessari. Quanto poi alle esigenze di recupero culturale della documentazione effimera riguardano componenti se non elitarie certo minoritarie e marginali (si pensi ad esempio ad un depliants elettorale degli anni 50 oggi difficilmente reperibile). E’ stato pubblicato nel 1996 un manuale di gestione delle base dati SBN sulla letteratura grigia ma attualmente nel sito SBN non c’è alcun riferimento all'argomento ;forse si è ritenuto più opportuno 9 includere una parte della letteratura grigia nella base-dati moderna anche perché suscettibile di trattamento secondo ISBD e RICA ,mentre per quella che non lo e' si è considerato materiale archivistico; anche se nell'indice SBN si trova qualche registrazione di documenti che si potrebbero classificare letteratura grigia piuttosto che pubblicazioni convenzionali. La base dati Letteratura grigia non è in effetti più visibile, perché non più incrementata. Esiste molta letteratura grigia in SBN ma in effetti si è operata una forte selezione prima di inserire il materiale cosiddetto minore; i bibliotecari hanno operato una scelta discrezionale di catalogare i singoli documenti, nel caso in cui si presentassero come una pubblicazione e non come un documento d'archivio. Per quanto riguarda le tesi di laurea il loro trattamento bibliografico dovrebbero includere ,in assenza di un editore , una autorizzazione dell'autore per essere catalogate e rese disponibili in biblioteca (anche per evitare copiature senza citare la fonte) anche se questa prassi viene quasi sempre ignorata. Forse pubblicazioni effimere e non in commercio, pubblicazioni a diffusione limitata e per uso interno, e così via non dovrebbero essere catalogate, come pure i documenti di tipo archivistico, che necessitano più di una sistemazione e catalogazione a"gruppi" che di una catalogazione del singolo pezzo. Ma il problema è aperto ed è di grande interesse per le Regioni. Sentiremo tra poco che cosa dirà il Dr Venturini. Accesso ai documenti Come? Nel momento in cui diventa possibile collegarsi ad un computer remoto ed accedere direttamente al patrimonio informativo in esso contenuto non esistono solo problemi di tutela della privacy ,di tutela del diritto di proprietà intellettuale ,pur importanti ovviamente, ma anche una grande opportunità di crescita culturale e di qualità dell’informazione che deve essere colta per facilitare l’accesso a documenti che non sono riservati nel senso giuridico del termine ma che di fatto non sono oggettivamente accessibili. Si pensi alla difficoltà di consultare un piano urbanistico o paesisticoambientale o un documento programmatico per non parlare degli atti correlati e presupposti che normalmente sono del tutto inaccessibili. Certo , nelle diverse forme e modalità in cui si realizza il così-detto diritto di acquisizione di documentazione di fonte pubblica non c’è solo un confine tra il semplice cittadino e il rappresentante elettivo , ma anche l’opportunità e la necessità o meno di rendere disponibile a tutti un universo informativo e/o l’acc esso ad un sapere normalmente precluso ai più. Ma c’è anche il caso del bibliotecario esperto e del cittadino ignaro o ,al contrario, dello studioso serio e del bibliotecario impreparato. Oggi non c’è soluzione di continuità tra libro, articolo di giorna le o periodico, filmato , o altro supporto multimediale audio o video presente nel patrimonio bibliotecario o in rete e la biblioteca ,nella sua tumultuosa trasformazione, rischia di perdere la sua identità storico-culturale . Due processi hanno coinvolto infatti la biblioteca :il primo ha riguardato i sistemi informatizzati di catalogazione, con la possibilità di rendere consultabili in rete i cataloghi e di accentuare la condivisione delle risorse bibliotecarie ( anzitutto consentendo la ricerca sugli Opac e meta opac e poi anche rendendo operativo il prestito inter-bibliotecario) il secondo non meno rilevante ha riguardato i problemi della comunicazione infatti la biblioteca ha la possibilità di comunicare nel senso di orientare gli utenti sull’ut ilizzo del proprio patrimonio informativo in modo selezionato e culturalmente definito. Non si può scindere la presentazione on line del patrimonio bibliotecario, la facilitazione dell’accesso senza operare una selezione e una, anche inconsapevole, medi azione culturale . 10 Le nuove acquisizioni A partire dalle scelte culturali delle nuove acquisizioni che seguono i condizionamenti del mercato editoriale fino alla produzione di abstract di articoli ,rassegne documentali o anche semplici segnalazioni bibliografiche avviene una continua emersione od occultamento di documenti culturali. Naturalmente selezionare è connaturato con la comunicazione, comunicare significa selezionare; ogni mattina se un quotidiano pubblicasse tutte le note di agenzia avremmo giornali di centinaia di pagine .La parzialità sarà nemica della completezza ed oggettività ma l’informazione non è mai completa e neppure oggettiva ma nella sua parzialità riesce a comunicare frammenti di realtà così avviene anche per le biblioteche. Meglio così ,ovviamente, perché ,pur nella parzialità e discrezionalità si può determinare un interesse nuovo alla produzione libraria e documentale e il singolo utente potrà sempre correggere eventuali lacune, sempre che il diritto di accesso sia garantito e facilitato. In una società permeata di violenza simbolica e subalternità culturale il ruolo delle biblioteche dovrebbe essere decisamente non in contrasto con i diritti costituzionali dei cittadini, ma esprimere una limpida disponibilità e un aiuto concreto a chi vuole accedere ad una conoscenza senza presentare il volto arcigno dei detentori del sapere (anche se si tratta piuttosto di un ruolo indispensabile di catalogatori di libri).Diverso è il riconoscere la fatica dell’appren dere che non è in contrasto con la facilitazione dell’accesso al sapere. Nella realtà i problemi sono più complessi : infatti occorre fare i conti anche con i sistemi organizzativi abbastanza differenziati tra di loro ;ad esempio nelle Regioni ,con la struttura della dirigenza diversamente organizzata con livelli di decisione e di potere effettivo che variano molto da Regione a Regione. Il bibliotecario è chiamato ad assolvere a nuovi compiti comunicativi, avvalendosi di competenze biblioteconomiche ,informatiche e giornalistiche o forse si potrebbe dire che, con la presenza in rete delle biblioteche , sta nascendo una nuova figura professionale che unisce la competenza bibliotecaria quella informatica e quella giornalistica Le professionalità giornalistiche (tutte quelle che riguardano l’editoria e il giornalismo) quelle bibliotecarie(catalogatore ,documentalista, tecnico di archivio) e quelle informatiche che semplificando si potrebbero così sintetizzare:analista che si occupa di architettura informatica ,della valutazione dei requisiti di un progetto e analizza appunto i problemi e stabilisce gli strumenti informatici per il caso di specie il programmatore che usa un linguaggio di programmazione ( tipo visual basic ) o meglio un codice programmazione per creare un programma e scrive i programmi definendo i codici del sw seguendo l’andamento del progetto che sta creando; il DBA administrator che si occupa di gestione di basi-dati e infine il web designer che si occupa di progettazione di un sistema informatico di tipo grafico e dell’organizzazione di documenti in formato digitale ,orbene queste professionalità sono sempre più correlate tra di loro e lo saranno ancor più nel futuro.Occorre rendersene conto e tendere a superare i ruoli tradizionali, in una nuova dimensione culturale e professionale. Sistemi bibliotecari e sistemi informativi Si tratta a mio giudizio di due mondi comunicanti; il giornalismo più attento all’informazione calda di attualità (vedi articolo Gulliver) e l’altro alla così detta informazione fredda quella depositata nei fondi bibliotecari appunto. Il senso della attualità e l’approfondimento tematico non dovrebbero essere contrapposti ma operare una contaminazione culturale proficua ;con i bibliotecari meno ruolizzati (oltre che impegnati nella conservazione e catalogazione anche nella comunicazione con i giornalisti più informati,attenti non solo all’attualità ma al così detto contesto storico -culturale. 11 Leggere dieci libri in più per poter scrivere in modo meno superficiale. Non va dimenticato che secondo la nuova normativa sulla comunicazione pubblica nella categoria di pubblicazione periodica potrebbe rientrare a pieno titolo anche qualsiasi sito web aggiornato periodicamente rendendo illegale qualunque informazione telematica non registrata. D’altra parte l’editing delle biblioteche (che è una parte del lavoro bibliotecario) ha ormai una versione a stampa e una on line; mentre il contenuto culturale ,informativo e divulgativo delle pubblicazioni chiama in causa una professionalità di tipo giornalistico. Dopo la pubblicazione di Parlamenti regionali mi auguro che si possa dar vita ad un inserto sulle biblioteche a cura del coordinamento stesso ,nell’ambito della pubblicazione della Conferenza d ei Consigli regionali . La presenza in rete delle biblioteche non fa riferimento soltanto alla dirigenza e alle scelte politiche delle singole regioni ( e al rapporto non sempre facile tra Giunte e Consigli sul punto specifico delle scelte informatiche) ma ,con l’Autorità per l’informatizzazione della pubblica amministrazione AIPA e con gli indirizzi del Governo come definiti nel Documento di programmazione economico-finanziaria per gli anni 2001-2004 (allegato3) Non dimenticando la Comunità europea che ha varato un programma di coordinamento delle politiche e dei programmi di digitalizzazione (allegato4) Le difficoltà che individua la Cee su questo punto riguardano la diversità degli approcci alla informatizzazione dei documenti, il rischio connesso all’uso di tecnologie inappropiate e standards inadeguati agli obiettivi della conservazione e dell’accesso a lungo termine ,la soluzione di un approccio corretto con la normativa di tutela della proprietà intellettuale e la sinergia tra programmi culturali e nuove tecnologie. Oggi l’impresa che va in rete può usufruire di contributi e comunque spesso trae un tangibile vantaggio aprendo una finestra sul web ;quando le biblioteche decidono di mettersi nel mercato della comunicazione dovrebbe accadere qualche cosa di simile. Per quanto riguarda la domanda dell’utenza a volte nelle biblioteche delle Regioni arrivano domande che dovrebbero essere rivolte piuttosto all’ufficio rapporti con i cittadini o all’ufficio stampa In realtà, a ben vedere, una parete di carta distingue l’informazione di attualità da quella pregressa: l’informazione calda e quella fredda e il servizio di reference non riguarda più soltanto indicazioni bibliografiche. Una domanda indifferenziata tuttavia può essere correttamente indirizzata nella home page del sito regionale mentre nelle pagine delle biblioteche si dovrebbe rendere disponibile una informazione specialistica di tipo bibliografico in modo chiaro ed accessibile . Un altro problema riguarda oltre il carattere gratuito o a pagamento dell’accesso ai servizi la possibilità o meno di identificazione degli utenti a fini statistici e la connessa tutela della privacy. Open sources e pa Nella gestione delle pagine web non si dovrebbe escludere il ricorso a sw Open sources. Il software libero, fa riferimento non solo a LINUX , prodotto e distribuito gratuitamente da Linus Torwalds , ma anche ad Apache, Sendmail e altri. Apache (www.apache.org), è un software che "gira" al di sopra della piattaforma Linux e funziona ottimamente come web server; in pratica è un programma che gestisce le pagine web, raccogliendo le richieste che arrivano dai navigatori della rete e "servendo" loro quanto richiesto. Sendmail, invece, è specializzato nel gestire - sempre sui server Internet -la posta elettronica; entrambi sono utilizzati ampiamente dai siti Internet come scrive Franco 12 Carlini , noto docente universitario e giornalista specializzato in informatica e telematica che segnala un altro software libero e gratuito (www.php.net) che consente di generare le pagine web prelevandole da un archivio e utilizzando dei modelli grafici preformati. Il nuovo terreno di confronto è quello delle pagine web dinamiche, senza dover comprare la licenza per Microsoft Sql, Oracle o Informix. Php, lavorando in congiunzione con un database altrettanto open source, e chiamato MySql, permette di realizzare il tutto a costo zero, anche se occorre una qualche competenza nella programmazione , come è richiesto peraltro anche per altri prodotti informatici. Open sources ,rispetto ai sistemi proprietari ha dei vantaggi che dovrebbero interessare le biblioteche e non solo per gli aspetti economici. Infatti c’è una maggiore stabilità e versatilità del prodotto, come è emerso in un convegno promosso a Genova i cui atti a chi interessa sono stati pubblicati in allegato al periodico “ Novità in biblioteca” Il modello Linux è stato celebrato con una felice metafora da EricS.Raymond,. nel suo ultimo libro "La Cattedrale e il Bazar" che sintetizza i due modelli produttivi e sociali rispettivamente del software industriale e proprietario, da un lato, e del software libero dall'altro Attraverso questa metafora Raymond polemizza con i grandi progetti del software: sistemi operativi costosissimi da centinaia di migliaia di righe di software.Il bersaglio sono le ultime creature "mostruose" di Microsoft, come il recente Windows 2000, un'opera infinita, costata miliardi di dollari, costituita da un tale intrico di strati che nessuno mai potrà collaudarla compiutamente, né garantire che sia esente da errori, i famosi quanto micidiali "bug". Da quello che viene considerato un caos comunicativo, osserva ancora Franco Carlini emergono sinergie e virtù perché, attraverso micro collaborazioni locali, risulta un grande beneficio per tutti. Il coordinamento delle strutture bibliotecarie e di documentazione delle Regioni nella precedente legislatura ha elaborato una ricerca (allegato omesso) che ha avuto il merito di fare il punto sullo stato del patrimonio bibliotecario, dei servizi offerti ,delle dotazioni informatiche etc. Tale ricerca andrebbe aggiornata non solo perché in questi anni sono migliorate le strutture e i servizi bibliotecari ma anche perché le biblioteche regionali hanno definito meglio il loro ruolo con la produzione di pubblicazioni specializzate e ,appunto , il rinnovo delle pagine in rete . Occorre dunque un benchmarking (applicabile oltre alle imprese anche ai sistemi organizzativi e normativi)esteso anche alle biblioteche; o meglio l’av vio di un confronto tra situazioni similari in termini di servizi offerti e/o di prodotti realizzati . Oggi infatti ,con la circolarità delle informazioni ,è possibile analizzare soluzioni sperimentate da altri adattandole ad un contesto diverso e verificandone la praticabilità .Tutto ciò ,unitamente alla condivisione delle risorse e alle possibili economie funzionali conseguenti ,può rappresentare una crescita di tutto il sistema bibliotecario delle Regioni nei prossimi anni realizzando insieme una emulazione e perché no una competizione virtuosa in termini di qualità . Le biblioteche prima del web/un po’ di storia Semplificando si può oggi tracciare un profilo dei servizi di biblioteca e documentazione come si è andato configurando dopo la nascita delle regioni dal 1970 ad oggi .Si tratta di storie in parte simili in parte diverse :dalla costituzione di un primo nucleo del patrimonio bibliotecario regionale che si è notevolmente implementato nel tempo. La biblioteca è un po’ come la cartin a di tornasole per capire il livello di attenzione delle forze politiche (dei governi, non meno che delle opposizioni nei consigli regionali) alle esigenze di 13 raccogliere e rendere fruibile il patrimonio librario e multimediale ;perlomeno quello di evidente interesse regionale. Molti gli aspetti positivi ma anche molte le lacune, le opacità ,le clamorose sottovalutazioni. Si potrebbero analizzare le logiche che hanno improntato la costruzione prima e l’implementazione dopo del patrimonio bibliotecario e soprattutto la sua gestione secondo criteri di qualità culturale e informatica Il passaggio alla catalogazione informatizzata (pur nella diversità dei programmi e degli standards) fino alla presenza dei cataloghi in rete Opac.Certamente è questo uno dei punti qualificanti che possono contraddistinguere le pagine in rete di una biblioteca. E’, in altri termini ,ciò che fa la differenza;oggi tra le Regioni si tratta ancora di una minoranza che può vantare la possibilità dell’accesso del proprio catalogo on line . Così che oggi esiste una indubbia differenza ,spiace dirlo ,anche rilevante tra cittadini delle varie regioni nella possibilità concreta di accedere ad un determinato patrimonio bibliografico e ciò accentua le differenze culturali e d i partecipazione dei cittadini e comporta in definitiva anche un piccolo divario (gap) di democrazia. Con l’unica eccezione di chi ha ereditato un patrimonio bibliotecario pre esitente come nel caso della biblioteca di Palazzo dei Normanni in Sicilia. Da una semplice esigenza di deposito di libri ,che arrivavano alle Regioni nei modi più diversi ,senza che il processo venisse guidato da criteri e scelte (anche di investimento di risorse economiche ,non dimenticando un tema caro al nostro prof. Morgese e relativo alla gestione di bilancio secondo livelli di autonomia e di responsabilità affidati a chi può garantire scelte idonee ). Con il catalogo informatizzato e la presenza delle biblioteche in rete si attua una svolta quantitativa e qualitativa nella fruizione del patrimonio bibliotecario e dei modi e delle forme di fruizione. Spesso è prevalsa una scelta proprietaria ,di uso personale esclusivo del libro e del documento non ancora aperta ad una organizzazione dei saperi e alla massima disponibilità delle risorse bibliografiche. Spesso l’acquisto di libri corrispondeva ad una esigenza legittima di approfondimento di tematiche all’attenzione delle Regioni anche se stupisce la constatazione, specularmente opposta, della indifferenza del legislatore nei confronti delle strutture di biblioteca e documentazione ; la Regione Lombardia ,che ha approfondito i problemi delle esigenze informative dei consiglieri ,mi sembra che abbia riconosciuto che la biblioteca è poco frequentata e non è preferita rispetto ad altre fonti di informazione ,pur in presenza di una rispettabile produzione documentale e libraria reperibile e disponibile nelle materie di interesse regionale ; ciò influisce anche sulla qualità della legislazione un esempio tra i molti delle occasioni mancate mi sembra quello delle aree water- front (con affaccio sul mare (così importanti e strategiche nella mia Liguria e non solo per le infrastrutture portuali e turistiche ma per la conservazione degli habitat naturali) o dell’utilizzo di aree industriali dimesse in conseguenza di ristrutturazioni. In molti casi si è deliberato e legiferato dimenticando esperienze significative a livello europeo che avrebbero consentito di migliorare le previsioni e le decisioni ,anche se l’informazione ovviamente è parte di un meccanismo decisionale più complesso . Stessa sorte dei libri è quella dei periodici , infatti spesso le biblioteche producono ottimi abstracts di articoli che non sono adeguatamente utilizzati; qualche volta accade il caso contrario che un consigliere o un dirigente leggerebbe volentieri qualche cosa che interessa il caso in discussione ma è la biblioteca che non riesce a comunicare .Se riflettori della comunicazione non si accendono su un libro è come se il libro non fosse mai stato scritto; similmente accade quando un libro o un documento esistono in biblioteca ma le tecniche di archiviazione o le stesse modalità di ricerca nelle banche dati lo rendono sostanzialmente inaccessibile .Ciò dipende anche dall’utente che non vuole o non sa farericerche di tipo complesso. Per questo la così detta usabilità dei siti web è così importante come peraltro l’uso di motori di ricerca, le metodologie di interrogazione ed altri strumentini conoscenza . 14 Vorrei a questo proposito citare Le regole di accessibilità dei siti Web pubblici (Allegato4) Nonché le linee guida per l’accessibilità ai contenuti del web elaborato da w3c per rendere accessibili i contenuti del web a persone disabili e pubblicato nelle pagine AIB; una documentazione di fonte francese “L’observatoire Braillenet de l’accessibilitè de sites francais”che seleziona e assegna un punteggio sulla accessibilità e infine un testo, pubblicato sulla Tecnology review nel 1996,nell’ambito della campagna “ consultabile con ogni Browser” Non andrebbe infine dimenticata nella selezione degli articoli anche la cosìdetta analisi citazionale ,così importante per capire quali siano gli articoli che sono più consultati nel mondo. Similmente se un sito web è citato nei portali che contano ed è inserito nei motori di ricerca ,in altri termini se è inserito in una trama qualificata di collegamenti ipertestuali, non necessariamente collegati alle biblioteche ma del mondo della cultura e delle imprese. La biblioteca in rete (con il proprio catalogo e le informazioni sui servizi),non è una novità da poco e non riguarda solo una semplice occasione di pubblicità del patrimonio bibliografico o una accresciuta visibilità; ma è qualche cosa che incide direttamente sul lavoro bibliotecario e sulla sua evoluzione : apre infatti nuove domande e propone un nuovo contatto culturale e umano ; emerge un nuovo pubblico che tende a trasformare la stessa biblioteca o meglio a sollecitarne il rammodernamento. Con ciò non si vuol dire che il trattamento bibliografico non resti una esigenza imprescindibile (anche se c’è un ruolo sempre più evidente della soggettazione ,dei thesauri specializzati ,delle metodologie per il recupero dell’informazione pregressa. Esiste oggi anche la possibilità di catturare notizie bibliografiche e di costruire abbastanza agevolmente dei cataloghi informatizzati autonomi di maggior rigore catalografico, con rispetto di standards condivisi e con una maggiore possibilità di importazione ed esportazione di dati. Tutto questo libera risorse per altre funzioni della biblioteca. Valentina Comba nel volume “Comunicare nell’era digitale afferma che in un’epoca di remotizzazione dei contatti (neologismo imperante),di pervasività della tecnologia ritornare alla comunicazione e alle sue implicazioni può aiutarci a comprendere ruoli e dinamiche all’interno e verso l’esterno del microcosmo biblioteca e anche capire quello che cambia nella professione del bibliotecario (vedi articolo allegato /Repubblica ) Quando centinaia di biblioteche catalogano e soggettano un testo in modo qualificato ha sempre meno senso che uno sforzo intellettuale e pratico così grande sia compiuto da altre migliaia di biblioteche che potrebbero invece dedicarsi ai servizi bibliotecari , alla cattura e archiviazione personalizzata di ricerche in rete con la possibilità di costruire nuove basi dati di ricerche bibliografiche e tematiche sempre più approfondite(anche con una maggiore attenzione alla produzione editoriale locale di interesse regionale ) Mentre esiste una banca dati delle novità editoriali (http://www.alice.it/) o BNI manca una dimensione regionale per conoscere meglio la produzione libraria e/o multimediale degli Editori su base regionale .Le Regioni potrebbero avviare un progetto di sostegno dell’editoria minore nelle pagine in rete delle rispettive biblioteche e garantire sui loro siti una adeguata pubblicità alle novità editoriali degli editori regionali per correggere lo squilibrio eccessivo tra grandi e piccoli editori . E questo un progetto che mi sarebbe gradito veder realizzare prima del 2004 anno europeo della Cultura. La costruzione di un data-base con una versione a stampa ,la qualità del prodotto, le professionalità e le risorse necessarie rendono impegnativo tale progetto proprio considerandone la valenza culturale nei confronti dell’intera società regionale : Università, Istituzioni, Imprese, etc. Tale base-dati aggiornata dovrà avere una versione in rete che meglio si adatta a rendere accessibile ,visualizzare ed organizzare i dati, ma con una versione a stampa considerando che pur in crescita esponenziale i cybernauti sono ancora una minoranza . Nella fase di avvio sarà necessario 15 escludere i testi di narrativa e poesia e limitare le segnalazioni alla saggistica (storia locale, patrimonio storico, artistico e naturale etc.) . La documentazione sulle novità editoriali dovrebbe essere organizzata in modo sistematico e non sporadico; ed essere basata su mezzi informatici adeguati. Ciò potrebbe avvenire tramite un database accessibile anche da Internet e alimentabile non solo manualmente, con l’importazione di dati dalle basi dati degli Editori o, per gli abstracts, da quotidiani e periodici. La Regione Liguria ad esempio ha già un data-base bibliografico progettato per l’uso da Internet e per l’importazione di dati in batch, ed è il CBL(Catalogo Bibliografico Ligure). Ho suggerito quindi di valutare – fatti tutti i dovuti accertamenti tecnici, economici, amministrativi, etc. – se non fosse il caso di utilizzare lo stesso software già esistente ;in altre Regioni credo esistano altrettanti programmi utilizzabili per realizzare il progetto. Si tratta, in altri termini, di costruire un altra base -dati simile a quella attuale prevedendo eventualmente nuove procedure di importazione da formati necessari per recuperare i dati degli Editori e/o una semplice interfaccia per inserire direttamente i dati; forse si potrebbe usare semplicemente l’interfaccia nativa di Highway. Tramite il Servizio Informatica del Consiglio regionale , acquisito un parere di fattibilità dal punto di vista informatico ed economico che comprenda l’implementazione automatica tramite una scheda bibliografica come avviene per la pubblicazione del “Giornale della Libreria” Orga no Ufficiale dell’Associazione Italiana Editori e/o dell’Editrice Bibliografica con il“Bollettino delle pubblicazioni ricevute per obbligo di deposito . Ovviamente il data-base dovrebbe essere consultabile con un motore di ricerca ;la proposta è quella di verificare la disponibilità ad una collaborazione da parte degli Editori direttamente con le Regioni (e penso siano ovviamente molto interessati a questo progetto, questo vale almeno per i piccoli editori che potrebbero accrescere la loro visibilità) Cresce in altri termini la gestione dell’informazione culturale e bibliografica e non solo per la crescita quantitativa delle pubblicazioni il che spesso non è di per sé un valore. Il volume della produzione editoriale è in continuo aumento e le biblioteche anche per carenza di spazi non riescono certo ad acquisire e qualche volta neppure a segnalare se nonuna parte modesta delle novità editoriali Un fiume di pubblicazioni che non si depositano nelle biblioteche e vanno spesso al macero .Gli editori non privilegiano le biblioteche negli omaggi o nei doni ; eppure un libro consultato in biblioteca significa indirettamente anche un piccolo aumento nelle vendite di libri ) ,con una continua rincorsa delle biblioteche nei confronti delle attualità editoriali ( il che non corrisponde spesso ad una qualità durevole del prodotto culturale librario e multimediale ) Le biblioteche dovrebbero essere refrattarie ,con qualche necessario compromesso, ai così detti best-seller’s che purtroppo , pur con prop orzioni diverse ,sono presenti anche nella saggistica :qualche volta prevale il carattere non effimero (anche se fortemente condizionato dalla attualità) di un saggio anche se esistono opere saggistiche importanti che non perdono nel tempo la loro importanza ma che risentono della inattualità delle analisi. Tutti i testi di analisi critica del diritto ad esempio nel continuo rinnovo della legislazione perdono rapidamente attualità. A ciò si aggiunga che le biblioteche hanno quasi sempre problemi di spazio e cresce la strage dei libri che vanno al macero (vedi articolo Corriere della Sera) Occorrerebbe anche incentivare l’informazione in rete dei libri e dei periodici dismessi dalla biblioteca (magari in un unico sito per tutte le Regioni dove si possano trovare tutte le pubblicazioni acquisibili gratuitamente;e sarebbe questa la prima condivisione di risorse al servizio di tutti, anche se la cooperazione interbibliotecaria ha ben altri campi di applicazione. I canali che collegano editoria , biblioteche e librai andrebbero rivisti Le biblioteche nelle scelte di acquisto qualche volta commettono errori che poi porteranno al macero anticipato di volumi 16 pressoché inutili(acquistati qualche volta magari per compiacere l’autore o l’editore );certo è difficile trattare ugualmente il grande e il piccolo editore per il solo fatto che l’editoria minore non raggiunge la soglia minima della comunicazione anche se propone testi più che meritevoli. Aspetti tecnici nella progettazione di un sito web Anzitutto va riconosciuta l’incidenza di un buon sito sulla utilizzabilità della biblioteca D’altra parte se l’associazione italiana biblioteche AIB ha svolto corsi di formazione per siti web l’ha fatto ritenendo appunto non estraneo alla professionalità bi bliotecaria la conoscenza dei software di elaborazione dei siti. Anche se il “fai da te” per la progettazione dei siti non è la regola chi non ha strutture informatiche di riferimento o se le ha e nulla fanno per la biblioteca sembra opportuno che i bibliotecari accrescano la loro professionalità ;ciò vale anche per le Regioni dove non nuoce una attenzione informata e uno stimolo per le pagine in rete che rispecchiano la situazione della biblioteca. Va anche detto che la connettività di rete non coincide con internet ma ci sono collegamenti locali lan e geografici wan,reti extranet e intranet. Dai centri di super-calcolo delle Università di alcuni decenni fa si è passati ai personal computer e soprattutto ai sistemi client- server . Senza voler entrare nel merito di aspetti tecnici nella progettazione di un sito web vorrei richiamare alcuni aspetti di qualche interesse .L’orientamento verso l’utente definisce la cosiddetta usabilità dei siti. Il web-publishing si differenzia dalla editoria stampata ma non elimina i problemi di stampa che diventano anzi determinanti. Se si pensa che circa 38 milioni di pagine vengono inseriti in rete ogni giorno per aggiornamento o nuova presenza si può avere un’idea della dimensione del fenomeno; mentre per l’edi toria a stampa è possibile in larga misura una conservazione dei testi in biblioteca il flusso della produzione digitale è talmente grande che non se ne può conservare la memoria non solo per i contenuti obsoleti o non più visualizzabili a seguito di aggiornamenti o non più leggibili per motivi di formati o di standards La pagina html non ha una struttura sequenziale ma ipertestuale (contiene parole sensibili che attuano un collegamento attivo e rimandano ad un'altra pagina) Poi una cosa è il test o un’altra come collocare il testo nella pagina ,come gestire i rapporti interni alla pagina e come collegare la pagina ad altre dello stesso sito o ad altri siti tramite link. Un ruolo essenziale ha il server web ccon funzioni di decodifica e visualizzazione così come importanti sono i collegamenti a distanza :dalle grandi dorsali “ backbones” ai collegamenti locali,a quelli satellitari. Esistono problemi di connettività e di dimensione e velocità dei flussi :le infrastrutture aumentano meno della crescita esponenziale dell’utenza . La pagina deve essere organizzata a livello orizzontale perché a livello verticale non ha sostanzialmente limiti.;contenuti e grafica sono correlati;in genere è preferibile una grafica sobria senza orpelli e inutili appesantimenti.D’altra parte i siti più qualificati sono strutturati per parole testo anche se la versatilità dei web-designer consentirebbe soluzioni originali ( immagini in movimento, suoni, colori etc)Le Regioni hanno adottato degli standards particolari (gerarchia delle notizie ed editing delle pagine .Il rischio è di voler comunicare troppe cose a segmenti di pubblico molto differenziati tra di loro . Andrebbero meglio conosciute anche le soluzioni convenzionali delle Regioni ( con società di informatica e/o con partecipazioni azionarie) così come i programmi di informatizzazione in progetto in sintonia o meno con l’Aipa. Ciò consentirebbe al nostro coordinamento delle strutture bibliotecarie di avere un quadro di riferimento più certo .Le pagine dei Consigli regionali in questo contesto sono in genere meno organizzate e qualificate rispetto alle Giunte che si avvalgono di servizi informatici 17 professionali ;anche se ci sono esempi di esternalizzazione del lavoro con l’affidamento a piccole società di informatica (anche a livello cooperativo )che realizzano cose egregie. Ma vorrei aggiungere che ormai ci sono programmi per progettare pagine web (anche gratuiti) che non richiedono la conoscenza della sintassi Html (chi conosce le centinaia di tag del linguaggio Html?) Con un buon editor e una buona disponibilità professionale dei bibliotecari si può costruire una impaginazione in rete delle molte notizie e dati ,bibliografici e non, che circolano in biblioteca. Ogni sito è riconoscibile dall’indirizzo Url (uniform resource locator ) ed è oggi possibile il riconoscimento a distanza ;si può ricostruire persino come l’utente ha navigato le pagine e visualizzare quale computer remoto quando e per quanto tempo ha visitato o scaricato testi. Come far conoscere il sito della biblioteca? Ciò può avvenire anzitutto tramite l’inserimento in portali o motori di ricerca con autorizzazioni difficili e procedure facili (submit a site ) Si può programmare la pagina in modo ridondante o semplificato con struttura ad albero e una gerarchia a menù o utilizzare la composizione della pagine tramite frame separati ; in genere un frame funziona da indice e rimanda ad altre visualizzazioni. L’uso di frame tuttavia vincola di più le visualizzazioni, perché ,oltre i collegamenti di pagina, occorre stabilire anche i collegamenti tra i frame. Poi ogni frame è separato a livello di stampa, con i problemi noti che ciò che è visualizzato non è ciò che viene stampato (e occorre convertire in formato di testo e copiare in un nuovo documento prima di stampare o salvare in formato digitale . Qualche volta un documento può essere visto ma non stampato ,o qualche volta ne viene impedita la visualizzazione o subordinata alla compilazione di una form di riconoscimento. Poi ci sono le funzioni di ricerca che consentono di ancorare anche una parola contenuta in un testo o di effettuare una ricerca a livello di url, con diverse modalità di domanda e di archivio della ricerca. Le biblioteche dovrebbero avere una linea di editing e pubblicare a stampa o in rete perché la comunicazione è l’altra faccia della gestione delle risorse bibliotecarie e lavorare in rete con un utente remoto è ormai indispensabile . Certo il nostro paese colloca le professioni di supporto allo sviluppo e alla diffusione della conoscenza ,come i bibliotecari e i documentalisti ,in una situazione economica e culturale debole e demotivante come scrive Brunella Longo (consulente per lo sviluppo di contenuti e servizi on-line e titolare di Panta Rei Srl, società specializzata nella ricerca, formazione e consulenza Internet). Questo mestiere o professione - comporta una quota molto elevata di competenze derivanti dall'esperienza individuale di mediazione tra fonti della conoscenza e bisogni informativi. La funzione della documentazione organizzata all'interno di una impresa (privata o pubblica ,come le Regioni) è quella di modificare uno stato di conoscenza attraverso la ricerca, la selezione, la comunicazione e la diffusione di informazioni. Sofisticati sistemi di information retrieval che applicano tecnologie di intelligenza artificiale permettono oggi a chiunque di interrogare, attraverso interfacce Web di uso semplicissimo, grandi archivi digitali. E poi c’è una considerazione aggiuntiva :I docume ntaristi (e i bibliotecari) si vedono improvvisamente costretti a competere con gli utenti finali (tutti i cittadini in modo indifferenziato)sul terreno dell'abilità nel recupero dell'informazione dalla rete, sul terreno della capacità di valutazione e rielaborazione dell'informazione” Ognuno può consultare cataloghi o anche direttamente libri a scaffale aperto ma non per questo viene meno la funzione del bibliotecario in un momento storico in cui l’accesso alle fonti on -line avviene a livello di massa. Non c’è paragone con la fruizione del patrimonio bibliotecario del passato 18 anche se non è tut
di casarossa, 21:28
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• sabato 13 settembre 2003
di casarossa, 21:19
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• martedì 9 settembre 2003
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Conferenza di Cancun. Testo del documento che i Parlamentari della Rete parlamentare internazionale (IPN) hanno consegnato al Presidente della Conferenza di Cancun. La rete è composta da parlamentari di tutti i continenti e politici progressisti, socialisti e verdi. Costituitasi a Porto Alegre, la Rete si propone di essere uno strumento per rappresentare e trasmettere le istanze e le proposte dei movimenti sociali e della società civile organizzata. International Parliamentary Network Dichiarazione sulla Quinta Conferenza Ministeriale del WTO Cancun (Messico), 10-14 settembre 2003 Noi, membri della rete parlamentare internazionale (International Parliamentary Network), fondato in occasione del Forum Parlamentare Mondiale a Porto Allegre (Brasile), siamo profondamente convinti che è possibile una diversa concezione dell'economia e del commercio dalla quale traggano beneficio la gran parte dei popoli di tutto il mondo. Noi crediamo che l'attuale ordine economico mondiale , con le organizzazioni di Bretton Woods in qualità di principali istituzioni per le questioni economiche e finanziarie da una parte, e l’Organizzazione Mondiale del Commercio ( WTO ) dall'altra, non conducano a questo risultato. Dalla creazione del WTO, nel 1995, il divario tra i ricchi e i poveri si è allargato drammaticamente. L’Agenda di Sviluppo di Doha, sulla quale si è raggiunto un accordo nel novembre 2001, durante la Quarta Conferenza Ministeriale tenutasi nella capitale del Qatar, non tiene fede al suo nome. Nell'approssimarsi della Quinta Conferenza Ministeriale del WTO a Cancun (Messico) dal 10 al14 settembre 2003, noi, in qualità di parlamentari, proponiamo che l'agenda della conferenza si occupi almeno delle seguenti questioni essenziali. Noi ci impegniamo ad appoggiare queste istanze in tutti i dibattiti e risoluzioni parlamentari prima della Conferenza Ministeriale ed a fare lobby a loro sostegno durante la conferenza stessa. 10 punti per Cancun 1) Assicurare la sorveglianza democratica. Le procedure di negoziazione, conclusione ed implementazione degli accordi vincolanti non possono essere un affare intergovernamentale. Riteniamo che le assemblee parlamentari debbano giocare il loro ruolo nell'intero processo di negoziazione e d implementazione degli accordi del WTO. La posizione dei governi sulle questioni del commercio dovrebbero essere discusse prima di tutto nei parlamenti e co-decise dagli organi elettivi in tutti gli stati membri. 2) Raggiungere accordi sulle questioni pendenti e costruire il consenso. Non è maturo il tempo per un negoziato su nuovi trattati WTO su investimenti, competizione o regole doganali ( "Singapore Issues" o New Issues). Non è accettabile ampliare le competenze del WTO in questo modo , mentre allo stesso tempo si mettono da parte i tentativi di accordo finalizzati a promuovere lo sviluppo sostenibile. Un ampio numero di questioni pendenti dai tempi della nascita del WTO non sono ancora state sufficientemente negoziate, concluse e implementate. Il WTO ha mancato, tra le altre, le scadenze sulle “Implementation issues”, “Special and Differential Treatment”, TRIPS e “Public Health and Modalities” in agricoltura. Il lancio dei negoziati sulle “Singapore Issues” allargherebbe eccessivamente le competenze del WTO e servirebbe gli interessi delle industrie dell'Unione Europea e degli Stati Uniti contro gli interessi dei paesi in via di sviluppo. 3) Mantenere e rafforzare i servizi pubblici essenziali. Le attuali negoziazioni sul GATS mettono in pericolo la possibilità di accesso ai servizi pubblici. Non si dovrebbe imporre agli stati membri del WTO, particolarmente ai paesi in via di sviluppo, nessuna richiesta di privatizzare i loro servizi pubblici, specialmente la raccolta , il trattamento e la distribuzione dell'acqua, l'energia, l'educazione e la salute. Alcuni servizi come quelli idrici e sanitari hanno una rilevanza speciale nei Pvs e in quelli meno sviluppati, avendo un impatto diretto e drammatico sulla vita quotidiana delle persone e perciò richiedono un trattamento speciale. 4) L'accesso alle medicine deve essere garantito – la salute pubblica innanzitutto. Al vertice dei ministri del WTO a Doha nel novembre del 2001 si raggiunse un accordo sulla tematica dell'accesso ai medicinali essenziali. Noi facciamo appello a tutti i membri del WTO perchè tengano fede agli impegni di Doha riguardanti lo straordinario problema delle licenze obbligatorie delle importazioni (paragrafo 6 della Dichiarazione sull’accordo TRIPS e Salute Pubblica ). In questo contesto vogliamo ricordare che imporre nuovi limiti come parte delle soluzione al problema del paragrafo 6 violerebbe lo spirito di quella Dichiarazione e sarebbe giustamente vispo dai Pvs come la prova della malafede. Ciascuno stato deve produrre e importare medicine generiche se ciò serve a salvaguardare la salute pubblica. 5) No ai brevetti sulla vita. La brevettazione di forme di vita deve essere proibita per preservare la biodiversità, la sicurezza alimentare ed i diritti dei popoli indigeni e proteggerli dal controllo industriale delle risorse generiche. Attualmente i brevetti sono regolati dagli accordi TRIPS sulla proprietà intellettuale. L’articolo 27.3b tuttavia consente una revisione delle clausole relative ai brevetti sulle forme di vita. Noi sosteniamo i Pvs nella loro richiesta di implementare l’articolo 27.3b e in particolare la posizione presa dall’Africa Group per chiarire che le piante, gli animali e i microrganismi non siano brevettabili; che un sistema “sui generis” di protezione delle varietà di piante possa includere procedure di protezione dei diritti intellettuali delle comunità agricole ed indigene; che gli accordi TRIPS siano armonizzati con la Convenzione sulla biodiversità e il trattato FAO sul patrimonio genetico delle piante. 6) Proteggere l’indipendenza degli accordi ambientali multilaterali (MEAs). Il WTO è l’unico insieme di regole internazionali con potere sanzionatorio. Questo tuttavia non significa che sia superiore ad ogni altro complesso di regole internazionali. I problemi ambientali per esempio non dovrebbero essere soggetti al WTO: La protezione dell’ambiente non è un mezzo di distorsione delle regole del commercio sanzionabile come tale dal WTO, ma un mezzo indispensabile per garantire un nostro comune futuro. Perciò noi ci opponiamo a qualsiasi passo verso la armonizzazione WTO-MEAs, proposta dagli USA e dall’UE ma rifiutata dalla maggioranza dei partecipanti al WSSD di Johannesburg. 7) Sostenere le prospettive di multifunzionalità nell’agricoltura mondiale. I consumatori e i produttori di tutto il mondo hanno interesse nello sviluppo rurale, nella protezione ambientale e benessere animale. Il diritto dei popoli ad alimentarsi così come i temi della sicurezza dell’acqua e del cibo sono fondamentali per il nostro futuro comune. Le regole del commercio possono e devono essere coerenti con questo obiettivi. 8) Accogliere le esigenze dei Pvs – abolire i sussidi alle esportazioni. I sussidi e gli altri meccanismi di sostegno alle esportazioni distorcono la catena di approvvigionamento agricolo. Essi sono utili soprattutto allo scopo di profitto dei grandi esportatori agro-industriali mettendo in pericolo ovunque la sopravvivenza dei piccoli agricoltori, nel nord come nel sud del mondo. Solo la pratica sostenibile e il commercio equo sono in grado di garantire la sopravvivenza dell’agricoltura e della sicurezza alimentare del futuro. Chiediamo la soppressione dei sussidi alle esportazioni agricole in tutti i paesi in particolare quelli industrializzati. 9) Migliorare i diritti dei lavoratori. Chiediamo ai membri del WTO di rispettare la convenzione ILO e i fondamentali standard di protezione, in particolare la libertà di associazione del lavoratore. Le regole internazionali sugli standard di lavoro devono rimanere competenza dell’ILO e non possono essere usati come un meccanismo protezionistico o come barriera al commercio. Chiediamo al WTO di rispettare le decisioni ILO e di garantirgli lo status di osservatore nel WTO. 10) Applicare sistematicamente i principi di precauzione e sostenibilità. Un approccio univoco ed unilaterale non va bene per partners disuguali. Il commercio è un mezzo non un fine in sé. Per evitare effetti negativi ( l’accesso al mercato spesso si tramuta nella delocalizzazione) devono essere condotti prima che partano i negoziati degli studi sull’impatto e la sostenibilità del commercio nei suoi tre aspetti: sociale, ambientale e d economico. Ogni stato dovrebbe essere libero di calcolare i rischi per la salute e il benessere dei suoi cittadini e per l’ambiente e libero di prendere conseguentemente misure precauzionali.
di casarossa, 22:13
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